“hmm che stress…”

Con l’espressione “salute mentale” si fa riferimento ad uno stato di benessere emotivo e psicologico nel quale l’individuo è in grado di sfruttare le sue capacità cognitive o emozionali, esercitare la propria funzione all’interno della società, rispondere alle esigenze quotidiane della vita di ogni giorno, stabilire relazioni soddisfacenti e mature con gli altri, partecipare costruttivamente ai mutamenti dell’ambiente, adattarsi alle condizioni esterne e ai conflitti interni.

“Salute mentale” non è sinonimo di “senza problemi”. Come si legge sopra, la “salute mentale” riguarda l’essere in grado di vivere le proprie giornate stando in piedi di fronte a quello succede, non riguarda il vivere in uno stato di assoluta tranquillità. Spesso la malattia mentale consiste nel tentativo umano di storpiare la realtà a proprio piacimento.

Nel 2015 il 38,2% della popolazione europea risultava essere colpita da qualche forma di disturbo mentale, ma solo 1 europeo su 3 arrivava a rivolgersi ad uno specialista.

Oggi i disturbi più frequenti sono quelli relativi allo stress; ogni cosa è vissuta come ennesima preoccupazione. Questo è dovuto amolti fattori: il discorso è alquanto complesso; vediamone alcuni.

Sicuramente un fattore in gioco è l’incremento tecnologico. Esso permette alle persone di lavorare molto più velocemente di quanto non facessero i nostri padri e inoltre permette il multi-tasking, ovvero la gestione di più piani lavorativi in contemporanea. Se ci si ferma un attimo non è difficile cogliere che un clima lavorativo di questo tipo non è favorevole per la “salute mentale”. La nostra testa deve aver presente più cose in contemporanea e “funzionare” alla velocità richiesta dalla tecnologia che si usa. Non per niente una delle maggiori cause di stress oggi è il lavoro e la prestazione.

All’interno dell’incremento tecnologico ha un ruolo significativo la comparsa dei cosiddetti social. Essi, volenti o nolenti, pretendono dalla persona una maggiore attenzione alla sua prestazione sociale. Infatti ogni post che si fa può essere valutato dagli altri con i likes. Di fatto se non prendi i likes non sei un fallito ma quasi. Inoltre i social permettono alle persone di relazionarsi tra loro togliendo la parte più “scomoda” della relazione: quella umana. Così facendo quando ci si trova a fare i conti con delle persone, anziché con degli account, si è spesso in difficoltà.

Un’altra causa la si può rintracciare nella crisi che il soggetto contemporaneo, ammesso che di esso si possa parlare, si trova a vivere. Un importante sociologo dei nostri giorni, Bauman, ha messo a tema questa crisi parlando della “società liquida” e dell’indebolimento dei legami che la costituiscono.

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