Ho amici in paradiso è una commedia che, come si legge su Repubblica, “vuole allontanare la disabilità dagli stereotipi più comuni”. Molti degli attori del film sono perone disabili, perfino alcuni dei protagonisti.

Il film è il racconto del cambiamento di Felice Castriota, commercialista salentino condannato a un anno di servizi sociali. Egli viene assegnato al centro don Guanella di Roma, storico istituto romano che ospita disabili mentali e psicosensoriali. Qui gli viene assegnata una mansione che all’inizio fatica a portare avanti. A cambiare la vicenda sono forse le parole di un ragazzo disabile che, guardandolo in faccia, dice: “a quelli come lui fanno schifo quelli come me”.

L’atteggiamento iniziale di rifiuto cambia a poco a poco. Ad un certo punto Felice ha un’idea bizzarra: proporre ai disabili del centro una ricreazione teatrale. In questo contesto egli riesce a entrare meglio in rapporto con le persone che aveva attorno e a stringere legami. Scopre le loro passioni e i loro sogni, nascono amicizie sincere che lo portano a riscoprire se stesso e i valori in cui crede.

Alla fine della commedia Felice viene rapito da alcuni suoi conoscenti mafiosi. La cosa sorprendente è che a salvarlo sono i suoi amici disabili che si mettono in macchina e si dirigono verso di lui.

Questo film inscena una storia molto semplice ma allo stesso tempo alquanto eloquente. Le persone disabili sono sì “diverse” da quelle “normali” (ammesso che sia concesso chiamarle così) ma non per questo sono inferiori. Anzi, possono essere una grandissima risorsa anche per coloro che, come Felice, pensano di avere tutto dalla vita.

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